Capua, rischio supervirus da uomo a uomo ma ceppo non e' in circolazione
Capua, rischio supervirus da uomo a uomo ma ceppo non e' in circolazione

 

Roma, 22 dic. (Adnkronos Salute) - "Gli scienziati olandesi e americani hanno confermato il rischio del virus dell'aviaria per la sua trasmissibilitÓ da uomo a uomo. Ma dobbiamo chiarire che Ŕ un lavoro svolto in laboratorio e i ceppi oggi in circolazione non sono di questo tipo. Infatti il pericolo Ŕ dovuto ad una catena di mutazioni del genoma molto difficili da verificarsi in natura". Ad affermarlo all'Adnkronos Salute Ŕ Ilaria Capua, virologa dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Legnaro (Padova). "Sull'aviaria si Ŕ detto molto - prosegue l'esperta - ma non dobbiamo abbassare la guardia perchŔ ci sono ancora 5 Paesi, in passato erano 40, dove il virus Ŕ ancora endemico. E se smettiamo di studiarlo - avverte - potremmo ritrovarci un giorno sprovvisti di un vaccino per contrastarne la pericolositÓ".

Sulla decisone delle autoritÓ americane che hanno invitato le riviste scientifiche 'Nature' e 'Science' a non pubblicare troppi dettagli del supervirus dell'aviaria messo a punto in un laboratorio olandese e in uno americano, la Capua chiarisce che ''esiste una terza via ragionevole tra quella delle istituzioni di controllo e gli scienziati. Ovvero - spiega - garantire le informazioni su queste nuove scoperte solo a colleghi accreditati per poterle approfondire e studiare".

Ilaria Capua Ŕ stata l'antesignana delle battaglie per la trasparenza dei dati, sfidando il sistema e depositando la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1 in GenBank, un database 'open access', e non in un database ad accesso limitato.

Oggi, a distanza di cinque anni dalla scelta fatta dalla Capua di battersi per l'accesso non vincolato ai dati degli studi, l'Oms, la Fao e l'Oie, promuovono e sostengono meccanismi di condivisione pi¨ efficienti e con un approccio interdisciplinare.

"Il lavoro svolto dal mio team dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie dimostra che in Italia si possono raggiungere livelli di eccellenza riconosciuti. Nel 2000 - sottolinea l'esperta - abbiamo sviluppato la prima strategia di vaccinazione per l'influenza aviaria, che ha permesso di controllare la malattia e nel contempo di mantenere le esportazioni. Questa strategia Ŕ oggi raccomandata dalle principali organizzazioni internazionali ed Ŕ inclusa nella legislazione europea".

 


Torna alle notizie di medicina / biochimicaclinica